Autore: Articolo9

  • Palazzo Colonna

    Palazzo Colonna

    Notizie storiche

    La presenza dei Colonna in Ciciliano, salvo brevi vacanze dovute a confische papali, va dal XIV al XVI secolo. In data 18 gennaio 1357 Pietro Giordano Colonna Signore di Genazzano acquistò da Sant’Alberto Romano del rione Monti la terza parte del Castello di Ciciliano. (Castello inteso come possesso fondiario del territorio). Nel 1373, insieme a S. Vito e Pisoniano, già posseduti dai Colonna, Ciciliano figura nel suo testamento.

    Negli anni che seguono i Colonna, anche se proprietari della Rocca benedettina, intorno alla quale impostarono l’attuale assetto del Castello con corte centrale e torri angolari, preferirono costruire nella parte bassa dell’abitato una residenza più confacente alle loro necessità, il cosiddetto Palazzo Colonna. Intorno al Palazzo prese corpo il Borgo Colonna. Il Palazzo, originariamente abbastanza comodo per ampiezza e dislocazione, atto a soddisfare una estemporanea presenza dei Signori, troneggia ancora al centro del borgo. L’edificio reca a fronte lo stemma gentilizio dei Colonna con sovrapposto il simbolo papale delle chiavi e del triregno, evidente riferimento al pontificato di Martino V (Oddone Colonna).

    Palazzo Colonna, catasto gregoriano 1820

    Dettaglio costruttivo

    Fu probabilmente se non edificato almeno ampliato dal Cardinale Oddone Colonna poi papa col nome di Martino V (1417-1431). Non si può escluderlo quale realizzatore del complesso per la sua dinamicità costruttiva e conservativa. Fu scritto di lui: “Probo, di poca spesa, non pomposo. Restauratore di monumenti antichi ed edificatore”.

    Nel 1427 moriva in Tivoli il Vescovo Sante. Martino V il 7/5/1427 nominava Vescovo di Tivoli un suddito di casa Colonna, nella persona di Nicolò De Cesari, di Ciciliano (1427- 1450).

    Intorno alla metà del XV secolo, probabilmente su committenza Colonna, fu edificato il primo nucleo (oggi l’abside) della chiesa di Santa Liberata con il ciclo di affreschi attribuiti alla cerchia di Antoniazzo Romano.

    Nel 1563 cessò la presenza feudale dei Colonna in Ciciliano con la vendita del feudo, che comprendeva anche San Vito e Pisoniano, a Domenico Massimo il quale il 5 aprile del 1566 venne nominato da papa Pio VI 1° Conte di Ciciliano.

    Marcantonio Colonna fu spinto alla vendita di Ciciliano dalla necessità di pagare dei debiti contratti per l’acquisto di navi da guerra impiegate per la difesa delle coste laziali spesso attaccate da pirati barbareschi e per dotare le sorelle.

    La bifora

    La bifora che si presenta sulla facciata è in pietra, incassata in una cornice a sottoquadro ornata a dentelli; ognuno dei fori è tribolato e con rosetta in alto, è incorniciato da un motivo a tortiglione e delimitato da una colonnina a sezione poligonale.

    Sopra alla bifora un riquadro, sempre in pietra, racchiude lo stemma dei Colonna e quello del papa con il triregno e le chiavi incrociate. La struttura muraria è costituita dall’uso di pietre ben squadrate, disposte in modo regolare. La raffinatezza, l’eleganza, la ricercatezza esecutiva delle parti sia strutturali, sia estetiche, testimonia del prestigio e del potere raggiunto dai Colonna. In origine le bifore erano tre.

    Il portone di ingresso

    Il portale, in via dei Colonna, sul lato nord del palazzo, è in arenaria, ornato da un mascherone sulla chiave di volta; è caratterizzato da due imposte aggettanti ed una chiave di volta a forma di piramide tronca rovesciata. Il suddetto portone, potrebbe anche non essere l’originario, il palazzo come appare oggi, mostra notevoli modifiche ed aggiunte, vi furono addossate nuove costruzioni ed operate ristrutturazioni interne ben riscontrabili nei piani inferiori. Resta integra gran parte della facciata Sud-Ovest.

    Il lavatoio pubblico

    Sul lato sud del palazzo, a fianco delle probabili scuderie, sorgeva un lavatoio pubblico. Era alimentato dall’acqua che nel 1869 l’arciprete Riccardi con il concorso del popolo addusse dalla montagna a Ciciliano per alimentare la fontana pubblica della piazza.

    L’acqua scorreva in basso, per l’abbeveraggio dei quadrupedi, prima al fontanile ancora oggi esistente in Via Roma, ornato da un elemento di epoca romana in calcare locale, decorato con fiorone in bassorilievo, il sopravanzo poi alimentava il lavatoio, demolito nel 1965.

  • La chiesa di San Magno

    La chiesa di San Magno

    Antico Patrono di Ciciliano venerato da Longobardi, Romani e Frisoni

    La presenza della chiesa rurale intitolata a San Magno, alle pendici dei Monti Prenestini, al di sotto dello sperone della Mentorella, è indicativa di un insediamento di Longobardi nel territorio di Ciciliano in quanto è noto, dopo la conversione al cattolicesimo, il loro culto per il Santo Vescovo e martire. Culto che dall’Italia centrale si diffuse poi sino alle zone costiere del Mare del Nord abitate dai Frisoni, antica popolazione di stirpe germanica.

    Luoghi del culto di San Magno in Italia centrale sec. X-XII

    Luoghi del culto di San Magno in Nord Europa

    Le prime citazioni della chiesa sono nel Regesto Tiburtino, in un documento dell’anno 945, a proposito di un “casale in sanctum magnum” che doveva un maiale o il corrispettivo in denaro al Vescovo di Tivoli e in una bolla papale del 978 di conferma alla Chiesa di Tivoli del possesso del “fundum grecorum. fundum virdilianum. ubi est aecclesia sancti magni”. Greci erano detti i coloni provenienti dal sud Italia “bizantino”, parte dell’Impero Romano d’Oriente e ancora nella prima metà del secolo scorso a Ciciliano erano detti “Greggi” i frati maroniti libanesi che verso la fine dell’800 avevano edificato un convento sulla collina di Santa Liberata.

    Abside lato sud

    Lato nord

    Ingresso

    Nel 1005, col general privilegio di Papa Giovanni XVIII, riportato nel Regesto Sublacense, i “casali dei greci e san magno” vengono concessi al Monastero benedettino, possesso confermato nel 1015.

    Dopo l’incastellamento di Ciciliano (sec. XI-XII) le piccole comunità rurali insediate nel territorio iniziarono a trasferirsi nel castrum e le chiese campestri di riferimento subirono un progressivo declino, alcune scomparvero del tutto (Sant’Eleuterio, Sant’Anastasio, Santa Cecilia) altre nel tempo ebbero vicende alterne (San Valerio, San Giovanni, San Pietro, Santa Maria Maddalena).

    Nella visita apostolica del 1581 la chiesa di San Magno viene definita “male actata e diruta”, non vi si celebrava ed era stata da poco unita, con le sue pertinenze e benefici, alla chiesa parrocchiale di Santa Maria (sec. XIV), come pure la chiesa di San Pietro, anch’essa di probabile origine longobarda. Il visitatore ordinò di erigere un altare intitolato ai due santi nella chiesa parrocchiale e di celebrarvi due volte al mese. L’altare non fu mai eretto ma evidentemente la chiesa fu resa agibile perché un secolo dopo, nel 1681, così ne scriveva il parroco di Ciciliano al Vescovo di Tivoli: “La chiesa di S. Magno lontana quasi un miglio è pure unita alla Parrocchiale, ha otto rubbia di terreni (circa 16 ettari) non però tutti lavorativi e vi si celebra la messa dell’Arciprete il giorno della sua festa li 19 Agosto e vi si va in processione con li sacchi doppo la messa si fa la distribuzione del Pane benedetto in honore del Santo et utilità degli infermi a spese dell’Arciprete concorrendovi molti forestieri da luoghi convicini alla devozione”.

    Carta della Diocesi Tiburtina di Diego Revillas

    Dettaglio della carta con San Magno in evidenza

    Nella visita pastorale del 1731 la chiesa di San Magno è descritta di nuovo in rovina, nel 1739 nella Carta della Diocesi Tiburtina di Diego Revillas compare ancora in piedi (come San Pietro e la recente S. Maria del Carmine mentre San Valerio e San Giovanni sono “dirute”, sconsacrate da oltre un secolo), in seguito non viene più citata nei documenti se non come toponimo della località. L’archeologo Rodolfo Lanciani che ne visitò i resti nel 1908 la descrive “di tipo basilicale con due porticine di fianco murate e nartece… La nostra guida ricorda avervi visto affreschi”.

    Abside

    Abside – particolare

    Lato sud

    Oggi dell’antica chiesa restano solo pochi ruderi, avvolti dalla vegetazione e quasi introvabili senza precise indicazioni, che offrono comunque una visione suggestiva. Il sito è stato parzialmente ripulito da alcuni volontari nei primi anni 2000 e sarebbe auspicabile un nuovo intervento di volenterosi per rendere più facilmente visitabile questa importante memoria storica.

    Secondo la tradizione agiografica San Magno (II-III sec.), Vescovo di Trani, Patrono di Anagni, predicò il Vangelo in molte località del Lazio, subì il martirio durante la persecuzione dei Cristiani ordinata dall’imperatore Decio. Le sue reliquie, riscattate dai Saraceni, sono venerate dal X secolo nella cripta magnificamente affrescata della cattedrale di Anagni. È il più antico Patrono di Ciciliano a cui si aggiunsero poi come compatroni, invocati quali protettori da epidemie, Santa Liberata nel XV secolo e San Rocco nel XVIII.

    La cripta di San Magno a Anagni

    Processione San Magno anni 40

    Processione San Magno anno 2020 circa

    La festa del Santo Patrono a distanza di secoli continua ad essere puntualmente celebrata il 19 agosto con una messa solenne nella chiesa parrocchiale dalla quale si avvia la tradizionale processione in suo onore, con i “sacchi”, i camici, e il trasporto di numerosi “attrezzi” e della “macchina” con il busto del Santo in abiti episcopali, che risale simbolicamente la collina di Santa Liberata per poi rientrare in paese.

    Un’immagine di San Magno (San Manno) è presente nel ciclo di affreschi del XV secolo della chiesa di Santa Liberata attribuiti alla cerchia di Antoniazzo Romano.

    Chiesa Santa Liberata, San Magno, particolare

    Bibliografia

    DisponibilitàDescrizione della fonte o documento
     Archivio storico diocesano di Tivoli, Ciciliano, Pos. 23/6b, fascicoli 3-10, cartella n. 20, Atti delle Sacre Visite 4-6 aprile 1581 (trascrizione dattiloscritta inedita di Renzo Mosti); preparatorio sinodo 1681-1682 (informazione del parroco di Ciciliano don Giuseppe Rossi al Vescovo di Tivoli), 1731.
     Bruzza Luigi Maria (a cura di), Il Regesto della Chiesa di Tivoli, Tipografia della Pace, Roma 1880.
     Allodi Leone & Levi Guido (a cura di), Il Regesto Sublacense del Secolo XI, Biblioteca della R. Società romana di storia patria, Roma 1885.
     linkFederici Domenico, I Longobardi alle porte del Ducato di Roma (sec. VI-XII), in “Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte”, XXXV, p. 19, Tivoli 1962.
    Persili Antonio, Comunità e chiese a Ciciliano. Frammenti di storia di un popolo, pp. 47-49, Consorzio RES Editore, Roma 1995.
    Buonocore Marco (a cura di), Appunti di topografia romana nei Codici Lanciani della Biblioteca Apostolica Vaticana, V, pp. 278-279, Edizioni Quasar, Roma 2002.
    Calvari Valerio & Spaventa Massimo, Documenti per la Carta storico-archeologica del territorio dell’antica Trebula Suffenas, CD-ROM, scheda n. 37, Ciciliano 2013.
    Minorenti Giovanni, Ciciliano e il suo popolo, pp. 50-51, Tiburis Artistica ed., Tivoli 2014.
    Vella Alessandro, San Magno, patrono di Ciciliano, tra Longobardi, Romani e Frisoni, presentazione tenuta al Convegno “Testimonianze materiali e fonti scritte. Il Sacro ‘ritrovato’ nella Valle dell’Aniene“, Ciciliano 22 giugno 2024 (organizzato da Comitato Art. 9 in collaborazione con La Sapienza, Università di Roma).

    Autore: Valerio Calvari, agosto 2025. Le foto della chiesa sono di Mario Ceccarelli; le cartine con i luoghi del culto di San Magno e l’assonometria della chiesa sono di Alessandro Vella.

  • Teatro a Trebula con Noi Lilith (agosto 2017)

    Teatro a Trebula con Noi Lilith (agosto 2017)

    In ricordo di Giusi Martinelli pubblichiamo questo articolo con foto di Claudio Mattoni.

    Giusi Martinelli era autrice, regista e interprete di questa rappresentazione teatrale ispirata ad una vicenda riferita da Tacito negli “Annales” che ha come protagonisti due personaggi della famiglia dei Plauzi Silvani originaria di Trebula Suffenas: la potente matrona Urgulania, intima amica di Livia, la moglie di Augusto e madre di Tiberio, e il pretore Marco Plauzio Silvano la cui sorella, Urgulanilla, aveva sposato il futuro imperatore Claudio, nipote di Livia. Il loro padre, Aulo Plauzio Silvano, figlio di Urgulania, era stato Console assieme ad Augusto nel 2 a.C. ed aveva eretto il Mausoleo dei Plauzi a Ponte Lucano.

    Il racconto di Tacito

    Il pretore Plauzio Silvano, per motivi ignoti, gettò dalla finestra la moglie Apronia. Trascinato dal suocero Lucio Apronio davanti a Cesare, rispose confusamente che egli dormiva e perciò ignorava quanto fosse accaduto; la moglie si era precipitata da se stessa. Senza indugio Tiberio si reca a casa di lui; esamina la camera da letto e scorge indizi certi di violenza e di resistenza. Ne riferisce al Senato, e già erano stati designati i giudici, quando Urgulania, nonna di Silvano, invia un pugnale al nipote. E, per l’amicizia di Augusta con lei, si pensò che tale consiglio glielo avesse dato il principe. Dopo avere invano tentato di colpirsi, il reo si fece tagliare le vene. In seguito, Numantina, prima moglie di lui, accusata di avere con incantesimi e filtri ridotto il marito alla pazzia, fu giudicata innocente.

  • Le chiese di Ciciliano

    Le chiese di Ciciliano

    Ciciliano conta cinque chiese consacrate dove vengono svolte più o meno regolarmente funzioni religiose.

    La chiesa parrocchiale, in Corso Umberto I, è dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo e fu edificata tra il 1793 e il 1818, sopra la precedente chiesa parrocchiale di Santa Maria, risalente al XIV secolo.

    Vicina alla chiesa parrocchiale si trova la chiesa della Madonna della Palla, realizzata nel 1759 dal marchese architetto Gerolamo Theodoli.

    La chiesa di Santa Liberata è un piccolo santuario che si trova sull’omonimo colle e fu costruita in più fasi a partire dal XV secolo, epoca a cui risale il ciclo di affreschi dell’abside.

    La chiesa campestre di San Pietro è posta alle pendici del colle Santa Liberata e la sua edificazione è databile al X secolo. Ogni anno vi viene celebrata una messa il 29 giugno.

    Della chiesa di Santa Maria Maddalena al Passo delle Fortuna, non si conosce la data esatta di costruzione e si hanno sue notizie solo a partire dal 1581 ma è sicuramente più antica.

    Il nucleo originario della Chiesa di Sant’Erasmo fu edificato nell’XI secolo dai monaci benedettini del Monastero di Subiaco. Della prima chiesa di Ciciliano, sconsacrata nel XVII secolo, è rimasto l’edificio adiacente al castello Theodoli.

    Si hanno notizie di altre otto chiese campestri nel territorio. Delle antiche chiese di San Magno e di San Valerio sono rimasti soltanto dei muri.

    Delle chiese di San Giovanni, di Santa Cecilia e della Madonna del Carmine sono rimasti solo i toponimi delle località in cui sorgevano. Di Santa Maria de Limandrili, di Sant’Anastasio e di Sant’Eleuterio sono rimasti soltanto riferimenti bibliografici.

    Antica carta della Diocesi tiburtina (dettaglio)

    In questo dettaglio dell’antica cartina del 1739 della diocesi Tiburtina di Diego Revillas si vedono le chiese di San Pietro, di Santa Liberata, di Santa Maria (del Carmine), la scritta “Ospedale” (con adiacente la chiesa di Santa Maria Maddalena) e le chiese di San Giovanni, San Valerio e San Manno.

    Il collegio dei Maroniti

    Alla fine dell’Ottocento il Comune, proprietario della Chiesa di Santa Liberata, affidò ai Padri Maroniti libanesi la celebrazione delle funzioni religiose e concesse loro di addossare alla chiesa nuove costruzioni che si affacciano su un panoramico giardino pensile con cedri del Libano. Fino agli anni ’60 del XX secolo ha ospitato in estate preti e studenti maroniti. Poi non è stato più utilizzato.

    I santuari meta di pellegrinaggio

    Importanti per la vita religiosa di Ciciliano erano anche due santuari meta di pellegrinaggio da parte della popolazione.

  • Le processioni di agosto 2025

    Le processioni di agosto 2025

    Anche quest’anno, nonostante la mutata realtà sociale, culturale e demografica, la tradizione più sentita dalla comunità di Ciciliano è stata rispettata. Le sette secolari processioni in onore dell’Assunta e dei Patroni Santa Liberata, San Magno e San Rocco con tutti gli spettacolari “attrezzi” hanno ancora una volta percorso i diversi e simbolici itinerari lungo le vie del paese. Molte, anche di ottima tecnica, le immagini apparse sui social che ne hanno colto aspetti caratteristici, come queste che ci ha cortesemente inviato il fotografo, socio di Articolo 9, Claudio Mattoni.

  • Benvenuti!

    Benvenuti!

    Ti diamo il benvenuto nel sito di Comitato Art. 9 APS.

    Ti chiediamo ancora pazienza perché stiamo allestendo questo sito con nuovi contenuti ed impostazioni più moderne.

    Non tardare a scriverci quando vuoi collaborare o se hai una foto, un testo o un’idea da suggerirci: articolo9@articolo9.org