Categoria: Ciciliano

Paese nella provincia di Roma

  • Castello Theodoli

    Castello Theodoli

    Storia

    Il castrum di Ciciliano, citato nel X secolo come semplice fundus, compare con questo nome per la prima volta nel 1143 e viene confermato nel 1189 all’Abazia benedettina di Subiaco. Già nel X secolo, per proteggere i propri confini verso Tivoli, l’Abbazia aveva fatto costruire sulle alture circostanti il castrum Bovarano — poi abbandonato nel XII secolo — e la Rocca d’Elci. Il castello di Ciciliano ha come nucleo originario la Rocca eretta dall’Abazia intorno al XII secolo con accanto la chiesa di S. Erasmo.

    Il 18 gennaio 1357 i Colonna acquistano la terza parte di Ciciliano.

    21 agosto 1373 – Testamento di Pietro Colonna, figlio di Giordano Colonna, con il quale lascia ai figli una serie di castelli fra i quali Ciciliano. Nell’atto sono elencati i castelli con i relativi confini. Non vi si trovano descrizioni dell’abitato ma viene citata la chiesa di Santa Maria di Ciciliano.

    La trasformazione da rocca a castello è avvenuta in fasi successive. Un primo ampliamento, nel XV secolo, è opera dei Colonna che realizzarono un impianto quadrato con torri angolari tipico dell’edilizia fortificata quattrocentesca.

    Ai Theodoli, che acquistarono il feudo di Ciciliano nel 1572, si deve la trasformazione del complesso in residenza signorile (“il palazzo”). A loro è attribuito anche il ribaltamento dell’ingresso originario, al quale si accedeva dall’interno del borgo fortificato (“il castelluccio”), e la realizzazione dello scalone a ferro di cavallo che collega l’edificio alla Piazza di Corte, delimitata sul lato opposto dall’imponente granaio.
    Sempre ai Theodoli, si devono la costruzione della scala cordonata che, dal cortile, attraverso un loggiato conduce al giardino pensile di S. Erasmo – dotato di cisterna e di alberi di tasso -, l’allestimento del piccolo oratorio ricavato nel ‘600 al piano superiore del loggiato, e l’accesso alle sale del piano nobile e al giardino pensile superiore. Quest’ultimo ospita secolari alberi di bosso e conserva ancora un pozzo funzionante che attinge da una grande cisterna interrata.

    • Castello Theodoli – vista aerea lato nord. A destra il giardino occidentale con la chiesa di S. Erasmo

    Sul cortile, dove è collocata un’ara romana, affacciano l’ampia cucina, un antico forno alla base della torre maestra e un torcularium per pigiare le uve inserito nella caditoia dell’antica porta.

    Dall’androne di ingresso si accede alle segrete dove sono ancora visibili i graffiti fatti dai detenuti. All’inizio del XX secolo risalgono gli ultimi restauri e il ripristino della merlatura guelfa.

    • Castello Theodoli Ciciliano
      Castello Theodoli Ciciliano – Torre rotondo sud ovest inizi ‘900

    Studi sul castello Theodoli

    Il 12 ottobre 2013 si è svolto il convegno Rocche Sublacensi medievali. Il castello Theodoli di Ciciliano nel suo contesto storico e paesaggistico, seguito dall’2ème atelier croisé, organizzato dal 12 al 20 ottobre 2013 dall’École de Chaillot (Parigi) e “Sapienza”, Università di Roma, in collaborazione con l’associazione Comitato Art. 9.
    Gli elaborati dell’Atelier, che hanno ottenuto un prestigioso premio internazionale, sono stati esposti al pubblico in una mostra dal 15 al 23 agosto 2015 nel salone del castello Theodoli.

    • Castello Theodoli Ciciliano 2ème atelier croisé “Chaillot / La Sapienza” Tavola 1
      Tavola 1

    Il giorno 8 aprile 2014 si è svolto un secondo convegno sull’Analisi morfologica del Borgo di Ciciliano e delle fasi storiche del Castello Baronale.

    Il giorno 18 marzo 2015 si è svolto il convegno “Studi sul castello Theodoli”.

    Visitare il castello Theodoli

    Il castello è di proprietà privata ed è aperto al pubblico soltanto in occasioni particolari.

    Bibliografia

    École de Chaillot / La Sapienza, Analisi morfologica del Borgo di Ciciliano e delle fasi storiche del Castello Baronale, Presentazione al corso di specializzazione in Beni Culturali e del Paesaggio, Ciciliano, 8 aprile 2014
    École de Chaillot / La Sapienza, Architettura partecipata a Ciciliano – indagine della popolazione, Presentazione al corso di specializzazione in Beni Culturali e del Paesaggio, Ciciliano, 8 aprile 2014
    Giacomo Carcano, Rilievo e analisi della torre Nord-Est del castello Theodoli, Presentazione al convegno “Studi sul castello Theodoli”, Ciciliano, 18 marzo 2015
    Federico Manino, Gli impianti tecnici del castello Theodoli di Ciciliano, Presentazione al convegno “Studi sul castello Theodoli”, Ciciliano, 18 marzo 2015
    Elena Nicolò, Studio delle murature del castello Theodoli di Ciciliano, Presentazione al convegno “Studi sul castello Theodoli”, Ciciliano, 18 marzo 2015

  • Trebula Suffenas

    Trebula Suffenas

    I resti del centro storico dell’antica cittadina romana di Trebula Suffenas (secoli VI a.C. – VI d.C.) si estendono nel parco dell’attuale Villa Manni e nell’adiacente proprietà Terenzi , in località Ospedale – San Giovanni (Ciciliano), a sud-ovest del Passo della Fortuna, sulla destra della via Empolitana (km. 13 da Tivoli).

    Primi scavi

    Notevoli rinvenimenti archeologici si devono agli scavi effettuati nel 1948 dalla Soprintendenza alle Antichità del Lazio, sotto la direzione di Domenico Faccenna, all’interno della proprietà Manni  in seguito ai quali furono riportati alla luce un piccolo foro pavimentato a lastre di tufo e travertino, un grande e raffinato complesso termale di età antonina (150-130 a. C.) con mosaici, varie domus databili fra il II secolo a.C. e l’epoca tarda, affacciate su strade basolate, statue, colonne, vasi, monete, macine per il grano e numerosissime iscrizioni.

    I primi scavi alla Villa Manni

    Villa romana o città romana

    Inizialmente, seguendo quanto aveva supposto nei primi anni del ’900 Rodolfo Lanciani, si pensò che si trattasse dei resti di una grande villa romana e questo giustificò il distacco del bellissimo mosaico relativo al mito di Elle e Frisso che pavimentava il frigidarium delle terme e che si trova attualmente nel Museo Civico Archeologico di Ciciliano.

    Già alla fine dell’Ottocento alcuni studiosi tedeschi, in base ad un numero esiguo di iscrizioni rinvenute in passato presso Ciciliano menzionanti magistrature e sacerdozi, avevano ipotizzato la presenza di un importante centro in tale zona, da identificare forse, correggendo in tal senso la trascrizione di un’epigrafe, con la Trebula non lontano da Tivoli, umida qua gelidas summittit valles, celebrata da Marziale in un suo epigramma, e la Treblis raffigurata tra Praeneste e Carseoli nella Tabula Peutingeriana, copia medievale di un’antica carta romana.

    Nel 1956 fu la studiosa americana Lily Ross Taylor a riconoscere in un’epigrafe conservata da tempo nei Musei Vaticani, la sua provenienza dal territorio di Ciciliano e il suo riferimento a Trebula Suffenas. Nel 1966 Cairoli Giuliani fornì un rilievo e una descrizione dei resti di edifici e di strade visibili non escludendo che potessero costituire un pagus.

    La localizzazione

    Si deve tuttavia a Franco Sciarretta, a partire dal 1970, l’esatta localizzazione dell’antica città, in precedenza ipotizzata sulla sommità del colle di Ciciliano.

    Trebula Suffenas sorgeva sul Passo della Fortuna, importante crocevia per le rotte delle transumanze delle antiche popolazioni appenniniche e per i collegamenti con Tibur (Tivoli) e Praeneste (Palestrina) e quindi con Roma, acquistando nel tempo notevole importanza come punto strategico.

    Pianta dei resti di Trebula Suffenas (1974)

    Città degli Equi

    A fondare Trebula, toponimo diffuso presso gli Italici perché paragonabile all’italiano “Casale”, furono i Suffenates, una comunità locale degli Equi, che controllavano tutto il territorio ad est di Tivoli. Plinio il Vecchio, infatti, menziona i Trebulani qui cognominatur Suffenates per distinguerli da quelli di altri centri con lo stesso nome.

    Alla fine del IV secolo a.C. i Romani, nel corso delle loro lotte contro gli Equi per la conquista del territorio, occuparono Trebula dei Suffenati che nel 303 a. C., con la concessione della civitas sine suffragio, entrò a far parte dello stato romano.

    Il territorio

    Una volta romanizzata la città, eletta a “municipio” (civitas optimo iure) all’inizio del I secolo a. C., ebbe importanti funzioni amministrative su quell’ampia parte del territorio degli Equi rimasta esclusa dalle confische e non colonizzata (come avvenne invece con la fondazione di Alba Fucens e Carseoli) che si estendeva lungo le valli dell’Empiglione e del Giovenzano, affluenti dell’Aniene, e nella media Valle dell’Aniene. Oggi sul suo antico territorio (ager Trebulanus) sorgono almeno 17 centri abitati di fondazione medievale (Ciciliano, Castel Madama, Pisoniano, San Vito, Capranica prenestina e Guadagnolo, Gerano, Cerreto, Canterano, Rocca Canterano e Rocca di Mezzo, Rocca Santo Stefano, Sambuci, Saracinesco, Anticoli Corrado, Marano Equo, Agosta).

    I Plautii Silvani

    La documentazione archeologica e quella epigrafica indicano che Trebula si arricchì notevolmente di monumenti nella prima età imperiale grazie anche all’appoggio dell’originaria famiglia dei Plautii Silvani ascesa a Roma al rango senatorio ai quali la comunità dedicò numerosi titoli onorari. Più di un membro della gens Plauzia fu patronus del Municipio che era ascritto alla tribus Aniensis e retto da duoviri con accanto aediles e quaestores.

    Marco Plauzio Silvano fu console assieme ad Augusto nel 2 a.C. ed eresse il celebre mausoleo della famiglia lungo la via Tiburtina, presso Ponte Lucano (Tivoli). La stretta amicizia di sua madre Urgulania, di regale discendenza etrusca, con Livia, moglie di Augusto, ed il matrimonio di sua figlia Plautia Urgulanilla con il giovane futuro imperatore Claudio, favorirono ad un tempo l’ascesa di questa gens e lo sviluppo di Trebula Suffenas, loro città d’origine.

    Notevole importanza ebbe a Trebula Suffenas il collegio degli augustales come testimonia un’importante iscrizione del 14 d. C., l’anno della morte di Augusto. Una così precoce adesione al culto imperiale e la notevole consistenza numerica degli aderenti sin dal suo nascere, almeno 60, confermano gli stretti legami tra l’eminente gens dei Plautii Silvani e la famiglia imperiale.

    Il mosaico di Elle e Frisso trovato a Trebula Suffenas, ora nel museo civico di Ciciliano

    Le terme

    Nel II secolo d.C. Trebula si dotò di terme pavimentate con un interessante ciclo di mosaici: quello del frigidarium, absidato con decorazioni a stucco (i cui frammenti sono in deposito presso il Museo Nazionale Romano), presenta la raffigurazione del mito di Elle e Frisso mentre quello rinvenuto in un ambiente adiacente presenta scene di palestra (entrambi sono esposti nel Museo Civico di Ciciliano). Un terzo mosaico, ancora presente sul luogo del rinvenimento, conserva la cornice a forma di cinta muraria merlata, con porte e torri. Sempre in situ, davanti al frigidarium, sul fondale di una piccola vasca, sono stati ricomposti altri frammenti di mosaico con scene marine. È molto probabile, per i motivi ornamentali simili e per la perizia della tecnica esecutiva, che a realizzare i mosaici di Trebula siano state le stesse maestranze che operarono nelle terme dell’antica Ostia.

    Trebula Suffenas, scene da palestra
    Mosaico con scene da palestra trovato a Trebula Suffenas,, ora nel museo civico di Ciciliano

    Età severiana

    La prosperità della città è attestata anche in età severiana (fine II- inizio III sec.) dalle numerose dediche imperiali e dalle basi di statue in onore di magistrati locali. La documentazione epigrafica conferma che era ancora attiva nel corso del III e IV secolo e in base alle monete rinvenute almeno fino al VI secolo.

    Medioevo

    Abbandonata a seguito delle invasioni barbariche, nell’alto medioevo sui suoi resti sorse per breve tempo il villaggio detto Civitas Noa con la piccola chiesa di San Giovanni e in posizione elevata, a difesa e controllo del territorio dell’Abbazia benedettina di Subiaco, la Rocca d’Elci (attuale Rocchetta diruta).

    Ricerche in corso

    Dal 2017 l’Associazione Comitato Art. 9 ha in concessione l’area sud di Trebula Suffenas e in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma effettua periodicamente lavori di pulizia e manutenzione che hanno consentito di recuperare diversi reperti, affidati al museo archeologico di Ciciliano, e di riportare alla luce tratti di mura di terrazzamento in opera poligonale, un ambiente pavimentato con listelli in cotto, un tratto di strada basolata, proseguimento del tratto presente all’interno di villa Manni e una struttura circolare (fontana o piscina) che si presume appartenente ad un santuario terrazzato, probabilmente dedicato ad Ercole.

    Strada romana a Trebula Suffenass

    Visitare Trebula Suffenas

    I resti sinora emersi di Trebula Suffenas sono situati all’interno di due proprietà private e sono visitabili solo dietro richiesta.

    Bibliografia

  • La storia di Ciciliano

    La storia di Ciciliano

    Posizione strategica

    Ciciliano, su un colle (m. 619) in posizione strategica tra i Monti Prenestini e i Monti Ruffi, domina le Valli dell’Empiglione e del Giovenzano, affluenti dell’Aniene, che convergono ai suoi piedi al Passo della Fortuna (m. 471) crocevia per le rotte delle antiche transumanze e per i collegamenti con Roma attraverso Tivoli o Palestrina.

    Gli Equi

    A partire dal VI-V sec. a.C. Ciciliano, come testimoniano le sostruzioni poligonali che risalgono la collina di Santa Liberata, le mura del vicino colle detto localmente Cocciaregliu e il santuario rurale in località Quarantelle,, fu uno degli oppidum degli Equi ricordati da Tito Livio da cui gli “eterni nemici di Roma” controllavano il territorio ad est di Tivoli. Una loro comunità locale citata da Plinio il Vecchio, i Suffenates, si insediò sul Passo della Fortuna dando origine al pagus di Trebula (termine assimilabile al nostro “Casale”).

    Le mura poligonali (Ciciliano)
    Mure poligonali testimoni della presenza degli Equi a Ciciliano

    L’epoca romana

    Dopo la conquista romana del territorio equo alla fine del IV sec. a.C. con la fondazione delle colonie di Alba Fucens e Carsoli, la cittadina di Trebula dei Suffenati divenne civitas sine sufragio e nel I secolo a.C. fu elevata a Municipio divenendo centro amministrativo di un vasto territorio che si estendeva nella Valle Empolitana, nella Valle del Giovenzano e nella media Valle dell’Aniene. Oggi sull’antico ager Trebulanus, in buona parte coincidente nell’Alto medioevo con la Massa Giovenzana, interessata dal fenomeno dell’incastellamento ad opera dell’Abbazia benedettina di Subiaco, sorgono almeno 17 centri abitati di fondazione medievale (Agosta, Anticoli Corrado, Canterano, Capranica Prenestina – Guadagnolo, Castel Madama, Cerreto, Ciciliano, Gerano, Marano Equo, Pisoniano, Rocca Canterano – Rocca di Mezzo, Rocca Santo Stefano, Sambuci, San Vito, Saracinesco)..

    Una delle numerose epigrafi rinvenute a Trebula Suffenas

    Trebula, decantata per la sua felice posizione dal poeta Marco Valerio Marziale quale soggiorno estivo da preferire a Tivoli e per la bontà dei suoi formaggi, ebbe notevole sviluppo nel corso della prima età imperiale anche grazie al favore della originaria famiglia dei Plauzi Silvani ascesa a Roma al rango senatorio. Il tribuno della plebe Marco Plauzio Silvano promulgò nell’89 a.C. la legge Plautia Papiria che estendeva la cittadinanza romana a tutte le comunità italiche riorganizzate in municipi. Nel 2 a.C. Marco Plauzio Silvano fu console assieme ad Augusto, combatté nei Balcani assieme al futuro imperatore Tiberio ed eresse il noto Mausoleo dei Plauzi presso Ponte Lucano; sua madre, Urgulania, di regale discendenza etrusca, è ricordata da Tacito come matrona molto influente a Roma in quanto intima amica e confidente di Livia, moglie di Augusto; sua figlia, Plauzia Urgulanilla, fu la prima moglie del futuro imperatore Claudio il quale nel 47 affidò ad Aulo Plauzio Silvano la conquista della Britannia. La documentazione epigrafica attesta che più di un membro della gens Plauzia fu patronus del Municipio che era ascritto alla tribus Aniensis e retto da duoviri.

    Le numerose testimonianze sinora emerse di questo importante passato fanno oggi del territorio di Ciciliano la più ampia e rilevante area archeologica del Lazio orientale dopo Tivoli e Palestrina.

    Quando nel V secolo iniziarono le invasioni barbariche Trebula fu progressivamente abbandonata e alcuni abitanti si rifugiarono sul vicino colle detto Caecilianum, perché possesso dei Caecili dove precedenti insediamenti sono testimoniati dai resti di mura poligonali e di una villa romana.

    Il medioevo

    Negli ultimi secoli dell’Alto Medioevo per impulso degli Abati benedettini di Subiaco e dei Vescovi di Tivoli nel territorio circostante, sulle rovine di Trebula e delle villae rusticae ad essa connesse, si insediarono diverse comunità agricole tra cui il vicus San Valerio e Civitas Noe sulle rovine di Trebula, raccolte intorno a sette chiese rurali delle quali oggi restano San Pietro “in desertis posita” alle pendici del colle Santa Liberata e i ruderi di San Magno, San Valerio, San Giovanni e Santa Cecilia nelle località omonime mentre il sito di San Eleuterio potrebbe essere identificato con il criptoportico della grande villa romana detta dei “Grottoni”.

    A partire dal X secolo i contrasti tra Subiaco e Tivoli per il controllo del territorio portarono ad opera degli Abati sublacensi alla nascita di rocche sulle alture dominanti il Passo della Fortuna e la valle del Giovenzano, Castrum Buberani detto anche Rocca Iubenzana, Rocca d’Elci, Castrum Morellae e infine, intorno al XII secolo, all’incastellamento di Ciciliano attorno alla Rocca e alla Chiesa di S. Erasmo.

    La famiglia Colonna

    Nel 1357 il Castrum Cecigliani entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Colonna; nei primi decenni del ‘400 fu teatro di scontri con la rivale famiglia Orsini e nel corso del ‘500 oggetto di varie confische papali tra cui quelle ad opera

    • di Alessandro VI (Rodrigo Borgia) che vi fece risiedere (1500-1503) il fanciullo Giovanni Borgia, detto “l’Infante Romano”, da alcuni ritenuto figlio illegittimo di Lucrezia Borgia;
    • di Paolo III Farnese (1541-1549) che dopo un assedio fece smantellare le mura del Castrum per il rifiuto dei Colonna di pagare nei loro feudi le tasse sul sale e focatico dalle quali erano stati esentati da papa Martino V (Oddone Colonna);
    • di Paolo IV Carafa che incluse Ciciliano nel Ducato di Paliano dato al nipote Giovanni Carafa (1555-1559).
    Palazzo Colonna
    Palazzo Colonna anni 70

    Nel 1563 Marco Antonio Colonna, tornatone in possesso, per levarsi alcuni debiti e dotare le sorelle, vendette il Castello di Ciciliano, assieme a quelli di San Vito e Pisoniano, a Domenico Massimo il quale ottenne dal pontefice il riconoscimento del nuovo feudo e il titolo di Conte di Ciciliano.

    Al periodo Colonnese. risalgono l’ampliamento della Rocca, ad impianto quadrato con torri angolari, il palazzetto con archetti gotici sede sino alla seconda metà del “700 della chiesa parrocchiale di Santa Maria, quello con finestre bifore sormontate dallo stemma papale di Martino V (Oddone Colonna, 1417-1431), il ciclo di affreschi della Chiesa di Santa Liberata, eseguiti nel XV secolo da Maestri della cerchia di Antoniazzo  Romano, il primo impianto della Chiesa di Santa Maria Maddalena al Passo della Fortuna con l’annesso Hospitale, riedificato nel ‘600.

    La famiglia Theodoli

    Nel 1572 il feudo, con titolo di Contea, fu acquistato dal nobile forlivese Gerolamo Theodoli, Vescovo di Cadice, al quale il re di Spagna aveva assegnato cospicui benefici e che aveva già eretto un imponente palazzo di famiglia (detto “del Calice”) a Roma in Via del Corso e realizzato per le sepolture di famiglia la Cappella di Santa Caterina nella chiesa di Santa Maria del Popolo (a sinistra dell’altare maggiore, a fianco di quella con i celebri dipinti del Caravaggio). Il quattordicenne Theodolo, suo erede nel 1579, concesse lo stesso anno un proprio Statuto a Ciciliano e nel 1596 ottenne dal papa anche il titolo di Marchese di San Vito.

    I Theodoli, elevati nel ‘600 al rango di Marchesi di Baldacchino che li parificava ai principi romani e contemplava, tra diversi privilegi quello di poter ospitare il pontefice, simboleggiato dall’innalzamento di un baldacchino nelle proprie dimore, esercitarono i diritti feudali sulla Contea di Ciciliano sino al 1816; ad essi si deve la definizione urbanistica del centro storico (racchiuso tra Porta di Corte e Porta di Sotto): il grande granaio con botteghe sottostanti, che delimita un lato dell’antica Piazza del borgo di fronte al quale, al centro, campeggia la Chiesa della Madonna della Palla (1759), pregevole opera del marchese architetto Gerolamo Theodoli, Principe dell’Accademia di San Luca,e la trasformazione, con vari interventi nel corso dei secoli, della originaria rocca medievale nell’attuale Castello Theodoli tuttora proprietà della famiglia.

    Il castello Theodoli anni 1950

    Età contemporanea

    Nel 1799 Ciciliano subì un saccheggio ed un incendio ad opera di truppe franco-tiburtine come ritorsione per l’uccisione di otto loro soldati avvenuta in paese. Gli abitanti si salvarono rifugiandosi nei paesi vicini e sui monti circostanti.

    Un esodo parziale si verificò anche nel maggio 1944 durante l’occupazione del paese da parte di reparti tedeschi in ritirata dal fronte di Cassino.

    Tra gli edifici più significativi: la parrocchiale dell’Assunta realizzata tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, il collegio siro maronita con giardino pensile a fianco della chiesa di Santa Liberata di fine ‘800, l’ex edificio scolastico costruito nel 1926 e sopraelevato nel 1950, l’ex asilo Theodoli del 1940, del 1960 il Centro Sociale con sala teatrale e annesso campo sportivo in corso di ristrutturazione, il Museo civico archeologico di prossima apertura.

    Dagli anni Sessanta del XX secolo si è visto un abbandono graduale delle attività agricole ed una emigrazione verso la vicina metropoli di Roma. Dagli anni Settanta del XX secolo si assiste ad uno spopolamento del centro storico ed uno sviluppo urbanistico più a valle.

    La sala consigliare nel vecchio comune in Piazza del Municipio
  • Cartoline postali

    Cartoline postali

    Una volta non c’erano le foto su Instagram o i messaggi su WhatsApp, ma si mandava una cartolina. Dal 1900 al 2000 circa sono esistite le cartoline postali con foto di Ciciliano che si potevano comprare nei negozi locali.

    Abbiamo raccolto nella prima serie le 22 cartoline più antiche che sono in bianco e nero. Una è viaggiata nel 1917 le altre sono databile tra il 1926 e il 1943. Sul retro la maggior parte risultano “proprietà riservata Annibale Testa”, titolare di un negozio di generi alimentari, altre sono edite da Alessandro Minorenti, titolare della rivendita di sale e tabacchi.

    • Ciciliano – Panorama

    Una second serie di cartoline sono 29 fotografie in bianco e nero, ed.Minorenti dei primi anni ’70, caratterizzate dalla scritta “Ciciliano alt. 618 m. (48 Km. da Roma)”.

    Una terza serie sono quattro fotografie che non hanno una scritta davanti ma dietro. Una cartolina ha viaggiato e si vede la scritta “propr. ris. Minorenti Giovanni” (clicca sull’immagine per ingrandire).

    Ciciliano - Panorama con carro
    Panorama Proprietà riservata Minorenti Giovanni - cartolina viaggiata - davanti
    Panorama Proprietà riservata Minorenti Giovanni - cartolina viaggiata - dietro
    Castello Theodoli
    Castello Theodoli

    La quarta serie sono sette cartoline a colori e venivano vendute alla fine degli anni settanta.

    • Castello Theodoli lato Piazza di Corte

    La quinta e ultima serie contiene 17 fotografie a colori.La maggior parte sono cartoline della Editrice “LA ROCCIA”.

    • Ciciliano (Roma) Arco Valerio

    Se hai una cartolina postale che non si trova tra le cartoline su questa pagina, puoi inviarci una scansione a articolo9@articolo9.org

  • Le chiese di Ciciliano

    Le chiese di Ciciliano

    Ciciliano conta cinque chiese consacrate dove vengono svolte più o meno regolarmente funzioni religiose.

    La chiesa parrocchiale, in Corso Umberto I, è dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo e fu edificata tra il 1793 e il 1818, sopra la precedente chiesa parrocchiale di Santa Maria, risalente al XIV secolo.

    Vicina alla chiesa parrocchiale si trova la chiesa della Madonna della Palla, realizzata nel 1759 dal marchese architetto Gerolamo Theodoli.

    La chiesa di Santa Liberata è un piccolo santuario che si trova sull’omonimo colle e fu costruita in più fasi a partire dal XV secolo, epoca a cui risale il ciclo di affreschi dell’abside.

    La chiesa campestre di San Pietro è posta alle pendici del colle Santa Liberata e la sua edificazione è databile al X secolo. Ogni anno vi viene celebrata una messa il 29 giugno.

    Della chiesa di Santa Maria Maddalena al Passo delle Fortuna, non si conosce la data esatta di costruzione e si hanno sue notizie solo a partire dal 1581 ma è sicuramente più antica.

    Il nucleo originario della Chiesa di Sant’Erasmo fu edificato nell’XI secolo dai monaci benedettini del Monastero di Subiaco. Della prima chiesa di Ciciliano, sconsacrata nel XVII secolo, è rimasto l’edificio adiacente al castello Theodoli.

    Si hanno notizie di altre otto chiese campestri nel territorio. Delle antiche chiese di San Magno e di San Valerio sono rimasti soltanto dei muri.

    Delle chiese di San Giovanni, di Santa Cecilia e della Madonna del Carmine sono rimasti solo i toponimi delle località in cui sorgevano. Di Santa Maria de Limandrili, di Sant’Anastasio e di Sant’Eleuterio sono rimasti soltanto riferimenti bibliografici.

    Antica carta della Diocesi tiburtina (dettaglio)

    In questo dettaglio dell’antica cartina del 1739 della diocesi Tiburtina di Diego Revillas si vedono le chiese di San Pietro, di Santa Liberata, di Santa Maria (del Carmine), la scritta “Ospedale” (con adiacente la chiesa di Santa Maria Maddalena) e le chiese di San Giovanni, San Valerio e San Manno.

    Il collegio dei Maroniti

    Alla fine dell’Ottocento il Comune, proprietario della Chiesa di Santa Liberata, affidò ai Padri Maroniti libanesi la celebrazione delle funzioni religiose e concesse loro di addossare alla chiesa nuove costruzioni che si affacciano su un panoramico giardino pensile con cedri del Libano. Fino agli anni ’60 del XX secolo ha ospitato in estate preti e studenti maroniti. Poi non è stato più utilizzato.

    I santuari meta di pellegrinaggio

    Importanti per la vita religiosa di Ciciliano erano anche due santuari meta di pellegrinaggio da parte della popolazione.

  • Le processioni di agosto 2025

    Le processioni di agosto 2025

    Anche quest’anno, nonostante la mutata realtà sociale, culturale e demografica, la tradizione più sentita dalla comunità di Ciciliano è stata rispettata. Le sette secolari processioni in onore dell’Assunta e dei Patroni Santa Liberata, San Magno e San Rocco con tutti gli spettacolari “attrezzi” hanno ancora una volta percorso i diversi e simbolici itinerari lungo le vie del paese. Molte, anche di ottima tecnica, le immagini apparse sui social che ne hanno colto aspetti caratteristici, come queste che ci ha cortesemente inviato il fotografo, socio di Articolo 9, Claudio Mattoni.