Antico Patrono di Ciciliano venerato da Longobardi, Romani e Frisoni

La presenza della chiesa rurale intitolata a San Magno, alle pendici dei Monti Prenestini, al di sotto dello sperone della Mentorella, è indicativa di un insediamento di Longobardi nel territorio di Ciciliano in quanto è noto, dopo la conversione al cattolicesimo, il loro culto per il Santo Vescovo e martire. Culto che dall’Italia centrale si diffuse poi sino alle zone costiere del Mare del Nord abitate dai Frisoni, antica popolazione di stirpe germanica.

Luoghi del culto di San Magno in Italia centrale sec. X-XII

Luoghi del culto di San Magno in Nord Europa
Le prime citazioni della chiesa sono nel Regesto Tiburtino, in un documento dell’anno 945, a proposito di un “casale in sanctum magnum” che doveva un maiale o il corrispettivo in denaro al Vescovo di Tivoli e in una bolla papale del 978 di conferma alla Chiesa di Tivoli del possesso del “fundum grecorum. fundum virdilianum. ubi est aecclesia sancti magni”. Greci erano detti i coloni provenienti dal sud Italia “bizantino”, parte dell’Impero Romano d’Oriente e ancora nella prima metà del secolo scorso a Ciciliano erano detti “Greggi” i frati maroniti libanesi che verso la fine dell’800 avevano edificato un convento sulla collina di Santa Liberata.

Abside lato sud

Lato nord

Ingresso
Nel 1005, col general privilegio di Papa Giovanni XVIII, riportato nel Regesto Sublacense, i “casali dei greci e san magno” vengono concessi al Monastero benedettino, possesso confermato nel 1015.
Dopo l’incastellamento di Ciciliano (sec. XI-XII) le piccole comunità rurali insediate nel territorio iniziarono a trasferirsi nel castrum e le chiese campestri di riferimento subirono un progressivo declino, alcune scomparvero del tutto (Sant’Eleuterio, Sant’Anastasio, Santa Cecilia) altre nel tempo ebbero vicende alterne (San Valerio, San Giovanni, San Pietro, Santa Maria Maddalena).
Nella visita apostolica del 1581 la chiesa di San Magno viene definita “male actata e diruta”, non vi si celebrava ed era stata da poco unita, con le sue pertinenze e benefici, alla chiesa parrocchiale di Santa Maria (sec. XIV), come pure la chiesa di San Pietro, anch’essa di probabile origine longobarda. Il visitatore ordinò di erigere un altare intitolato ai due santi nella chiesa parrocchiale e di celebrarvi due volte al mese. L’altare non fu mai eretto ma evidentemente la chiesa fu resa agibile perché un secolo dopo, nel 1681, così ne scriveva il parroco di Ciciliano al Vescovo di Tivoli: “La chiesa di S. Magno lontana quasi un miglio è pure unita alla Parrocchiale, ha otto rubbia di terreni (circa 16 ettari) non però tutti lavorativi e vi si celebra la messa dell’Arciprete il giorno della sua festa li 19 Agosto e vi si va in processione con li sacchi doppo la messa si fa la distribuzione del Pane benedetto in honore del Santo et utilità degli infermi a spese dell’Arciprete concorrendovi molti forestieri da luoghi convicini alla devozione”.


Carta della Diocesi Tiburtina di Diego Revillas

Dettaglio della carta con San Magno in evidenza
Nella visita pastorale del 1731 la chiesa di San Magno è descritta di nuovo in rovina, nel 1739 nella Carta della Diocesi Tiburtina di Diego Revillas compare ancora in piedi (come San Pietro e la recente S. Maria del Carmine mentre San Valerio e San Giovanni sono “dirute”, sconsacrate da oltre un secolo), in seguito non viene più citata nei documenti se non come toponimo della località. L’archeologo Rodolfo Lanciani che ne visitò i resti nel 1908 la descrive “di tipo basilicale con due porticine di fianco murate e nartece… La nostra guida ricorda avervi visto affreschi”.

Abside

Abside – particolare

Lato sud
Oggi dell’antica chiesa restano solo pochi ruderi, avvolti dalla vegetazione e quasi introvabili senza precise indicazioni, che offrono comunque una visione suggestiva. Il sito è stato parzialmente ripulito da alcuni volontari nei primi anni 2000 e sarebbe auspicabile un nuovo intervento di volenterosi per rendere più facilmente visitabile questa importante memoria storica.
Secondo la tradizione agiografica San Magno (II-III sec.), Vescovo di Trani, Patrono di Anagni, predicò il Vangelo in molte località del Lazio, subì il martirio durante la persecuzione dei Cristiani ordinata dall’imperatore Decio. Le sue reliquie, riscattate dai Saraceni, sono venerate dal X secolo nella cripta magnificamente affrescata della cattedrale di Anagni. È il più antico Patrono di Ciciliano a cui si aggiunsero poi come compatroni, invocati quali protettori da epidemie, Santa Liberata nel XV secolo e San Rocco nel XVIII.

La cripta di San Magno a Anagni

Processione San Magno anni 40

Processione San Magno anno 2020 circa
La festa del Santo Patrono a distanza di secoli continua ad essere puntualmente celebrata il 19 agosto con una messa solenne nella chiesa parrocchiale dalla quale si avvia la tradizionale processione in suo onore, con i “sacchi”, i camici, e il trasporto di numerosi “attrezzi” e della “macchina” con il busto del Santo in abiti episcopali, che risale simbolicamente la collina di Santa Liberata per poi rientrare in paese.
Un’immagine di San Magno (San Manno) è presente nel ciclo di affreschi del XV secolo della chiesa di Santa Liberata attribuiti alla cerchia di Antoniazzo Romano.

Chiesa Santa Liberata, San Magno, particolare
Bibliografia
| Disponibilità | Descrizione della fonte o documento |
| Archivio storico diocesano di Tivoli, Ciciliano, Pos. 23/6b, fascicoli 3-10, cartella n. 20, Atti delle Sacre Visite 4-6 aprile 1581 (trascrizione dattiloscritta inedita di Renzo Mosti); preparatorio sinodo 1681-1682 (informazione del parroco di Ciciliano don Giuseppe Rossi al Vescovo di Tivoli), 1731. | |
| Bruzza Luigi Maria (a cura di), Il Regesto della Chiesa di Tivoli, Tipografia della Pace, Roma 1880. | |
| Allodi Leone & Levi Guido (a cura di), Il Regesto Sublacense del Secolo XI, Biblioteca della R. Società romana di storia patria, Roma 1885. | |
| link | Federici Domenico, I Longobardi alle porte del Ducato di Roma (sec. VI-XII), in “Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte”, XXXV, p. 19, Tivoli 1962. |
| Persili Antonio, Comunità e chiese a Ciciliano. Frammenti di storia di un popolo, pp. 47-49, Consorzio RES Editore, Roma 1995. | |
| Buonocore Marco (a cura di), Appunti di topografia romana nei Codici Lanciani della Biblioteca Apostolica Vaticana, V, pp. 278-279, Edizioni Quasar, Roma 2002. | |
| Calvari Valerio & Spaventa Massimo, Documenti per la Carta storico-archeologica del territorio dell’antica Trebula Suffenas, CD-ROM, scheda n. 37, Ciciliano 2013. | |
| Minorenti Giovanni, Ciciliano e il suo popolo, pp. 50-51, Tiburis Artistica ed., Tivoli 2014. | |
| Vella Alessandro, San Magno, patrono di Ciciliano, tra Longobardi, Romani e Frisoni, presentazione tenuta al Convegno “Testimonianze materiali e fonti scritte. Il Sacro ‘ritrovato’ nella Valle dell’Aniene“, Ciciliano 22 giugno 2024 (organizzato da Comitato Art. 9 in collaborazione con La Sapienza, Università di Roma). |
Autore: Valerio Calvari, agosto 2025. Le foto della chiesa sono di Mario Ceccarelli; le cartine con i luoghi del culto di San Magno e l’assonometria della chiesa sono di Alessandro Vella.













